Il ferro, in associazione con una proteina chiamata emoglobina, assicura il trasporto dell´ossigeno che respiriamo verso le cellule del nostro organismo. Rientra inoltre nella composizione di una proteina presente nel muscolo, la mioglobina e, per finire, partecipa a numerose reazioni biologiche finalizzate alla produzione di energia.
Il suo deficit può determinare gravi alterazioni dell´emopoiesi (il processo di produzione delle cellule del sangue), della termoregolazione, della risposta immunitaria e dello sviluppo intellettivo e psicomotorio.
Nel corso della gravidanza, in particolare durante l’ultimo trimestre, i bambini accumulano il ferro, depositandolo nei propri tessuti, anche in presenza di bassi valori di emoglobina materni. La scorta è sufficiente per i primi 4 mesi di vita, trascorsi i quali riprende la produzione dei globuli rossi da parte del bambino.
A partire da questa epoca di vita il piccolo può quindi essere esposto a maggior rischio di carenza di ferro (e conseguentemente di anemia). Una eventualità che può dipendere dall’esaurimento delle scorte, ma anche dal basso contenuto di ferro nel latte materno (0,35 mg/l).
E’ indispensabile dunque che durante la gravidanza le donne assumano il ferro in discrete quantità, per aumentare le proprie riserve di sangue e per prevenire l´instaurarsi di uno stato di anemia: il fabbisogno medio è di circa 18 mg al giorno.
Occorre tenere presente in questo senso che il ferro di origine animale è assorbito meglio di quello di origine vegetale, specie se associato al consumo di vitamina C durante lo stesso pasto (arance, pompelmi…).
Le fonti naturali di ferro sono: la carne rossa, il pollame, i pesci, le uova, i prodotti integrali, i legumi (ceci, lenticchie…), la soia, le verdure a foglia verde (spinaci…), le noci e i semi.
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